Di C. Bianchi, Alba, 19 aprile 1959

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Ha gli occhi neri e scintillanti, i capelli ondulati e folti, il viso dai tratti regolari addolciti da una fossetta al mento, una statura da « fusto », un sorriso dolce e una bellissima voce. Assomiglia all’attore americano Edmund Purdom, ma è italiano puro sangue ed è conteso tra lirica, televisione e cinema. E’ Franco Corelli, il tenore « bello » per antonomasia, l’insuperabile interprete del « don José » nella Carmen.

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<aside> 🌹 Franco Corelli, affacciatosi prepotentemente al mondo della lirica poco più di sette anni fa, si è imposto all'attenzione generale, oltre che per le sue doti vocali, anche per la sua bellezza, la sua fotogenia, la sua eccezionale prestanza fisica.

E' nato ad Ancona nel 1923 [21]; incominciò a cantare quasi per suo gusto personale e, dopo aver vinto due concorsi, riuscì a « sfondare ». Oggi egli è il tenore preferito dalla Callas. Iniziò la sua attività cantando la parte di don José in « Carmen » e tale personaggio resta il suo prediletto; lo ha infatti interpretato più di cento volte.

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Il tenore è alto un metro e 83 centimetri, è un abile nuotatore e se non fosse diventato cantante avrebbe fatto probabilmente l'ingegnere navale. E' un appassionato pilota di automobili e possiede una velocissima vettura. Il suo « hobby » sono però le macchine fotografiche di cui si può dire faccia collezione. Corelli si sposta continuamente nei maggiori teatri italiani e per questo ha due appartamenti, uno a Roma e uno a Milano. Oltre ai suoi impegni con i massimi teatri lirici, Franco Corelli ha firmato un contratto di sette anni con la Metro Goldwyn Mayer per ben 14 film. Gli piacciono molto i « western » perché più vicini al suo temperamento vivace e drammatico. Corelli non è ancora sposato, ma è fidanzato con la giovane cantante Loretta Di Lelio.

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Gli inquilini di una casa di via Crivelli, a Milano, sanno quando il loro celebre vicino è presente; tendono l’orecchio per cercare di cogliere l’eco della splendida voce che si alza sicura dietro le pareti del suo appartamento, ma non sentono nulla. Franco Corelli, il più bel tenore del mondo, ha fatto rivestire le pareti del suo appartamento di uno speciale materiale isolante che non consente alla sua voce di traboccare all’esterno e gli impedisce anche di essere disturbato dai rumori della strada. Gli inquilini di via Crivelli, però, sanno che c’è, perché hanno visto la sua potente vettura color verde-acqua stazionare davanti al portone; decine di occhi femminili Spiano da dietro le tende, pronti a illuminarsi quando la figura aitante del tenore si profila sul portone. E’ molto bello Franco Corelli, con quella statura da lanciatore di disco, i capelli ondulati, gli occhi scuri e il viso regolare. Veste sempre con estrema eleganza, ma non è un « dandy », punta sul sicuro ed i suoi abiti sono classici, le cravatte sobrie, i capelli perfetti. Spesso accanto a lui c’è una figuretta di donna che fa sospirare le ammiratrici. Corelli non è sposato, nonostante abbia 36 [38] anni (li ha compiuti lo scorso 8 aprile), ma è molto legato alla fidanzata, Loretta Di Lelio, cantante a sua volta, che si è sobbarcata il difficile compito di fare da segretaria ad un uomo bello, celebre, conteso e bersagliato continuamente dalle ammiratrici. Le ammiratrici! Franco Corelli sorride nel leggere le loro lettere e si domanda se tutto ciò sarebbe accaduto se invece di « scoprire » la sua vocazione di cantante fosse diventato ingegnere navale come suo padre avrebbe desiderato. Probabilmente no, anche se il successo come uomo non avrebbe potuto mancargli.

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INFANZIA SUL MARE

Franco Corelli è nato ad Ancona e parla sempre con nostalgia della casa vicina al mare che lo vide bambino. Era un monello vivacissimo, sempre impegnato in ogni genere di battaglie che si svolgevano sulla collina di Capodimonte alla quale si appoggiava la casa. Il babbo di Franco era impiegato ai cantieri navali e per quel figliolo così bello e scattante sognava la laurea in ingegneria. A Franco il mare piaceva infinitamente e non appena gli era possibile scappava di casa per andare a nuotare e a remare. Divenne bravissimo in entrambi gli sport, tanto da partecipare con onore a campionati dì nuoto e di canottaggio.

A diciotto anni Franco Corelli terminò gli studi di geometra, ma lo scoppio della guerra bloccò ogni attività. Fu una cosa terribile; Ancona fu bombardata più volte e in una incursione aerea anche la casa dei Corelli andò distrutta. Davanti al dolore dei genitori, e soprattutto della mamma che « adorava » letteralmente, Franco giurò a se stesso che avrebbe lavorato fino a schiantarsi pur di vedere la casa risorgere più grande e più bella di prima.

E il mare? Anche se si stendeva davanti a lui, così invitante, Corelli dovette a poco a poco dimenticarlo, perché il suo lavoro di geometra addetto all’ufficio ricostruzioni di Ancona, pretendeva che stesse con i piedi ben ancorati alla terra. C’erano tante case da costruire, una enorme quantità di lavoro da svolgere che il mare stava diventando quasi un ricordo.

Quanto al canto, Corelli non ci pensava nemmeno; non aveva mai cantato, anche se gli piaceva ascoltare brani d’opera e se sapeva canticchiare qualcosa. Quale degli italiani non lo saprebbe fare? Ma un precedente in famiglia c’era. Il fratello di Franco se n’era andato da casa per cantare in una compagnia di riviste. Non aveva però niente a che fare con la lirica, ben inteso, si trattava di musica leggera, di canzoni. [Non è esattamente vero, Ubaldo ha cantato in opere prima di questo.]

IL CANTO LO AFFASCINO'

La carriera canora di Franco Corelli incominciò assolutamente per caso, in modo del tutto banale. Il giovanotto, in una sera del 1946 andò con alcuni amici in casa di una professoressa di pianoforte e nel corso della serata, quando essa accennò a suonare un brano operistico, Corelli lo canticchiò quasi senza accorgersene. Dopo averlo ascoltato tutti quanti gli dissero che avrebbe potuto tentare la strada del canto purché si mettesse a studiare seriamente, ma Franco era molto in dubbio sulle sue doti. Com’era possibile raggiungere certe vette con il solo aiuto dello studio? A lui sembrava che per cantare si dovessero già possedere qualità eccezionali e invece dovette convincersi che lo studio continuo, severo, attento sapeva aprire miracolosamente la gola e sviluppare la voce. A poco a poco la voce « nascosta » venne fuori e Franco provò la gioia di cantare a gola spiegata, di gustare la musica lirica in tutta la sua bellezza. Veramente non pensava al successo, era soltanto felice di avere spalancato una miracolosa porta al di là della quale esisteva un mondo di infinita bellezza. Il resto avvenne ancora per caso, come ha affermato Corelli recentemente.

Andò un giorno a Firenze per una gita, in comitiva con gli amici e tutti lo convinsero a tentare un concorso indetto dal Maggio Musicale Fiorentino. Corelli acconsentì e vinse il concorso. Era il 1950 [49]. Quella prima vittoria lo decise ad iscriversi al Centro Sperimentale e l’anno seguente partecipò al concorso di Spoleto.

Fu un disastro. Corelli vide tra gli esaminatori l’indimenticabile Beniamino Gigli, colui che egli considerava il suo « maestro », e i cui dischi amava ascoltare ogni volta che sentiva il bisogno di udire una voce « d’oro ». L’idea che Gigli potesse giudicarlo fece perdere il controllo al giovane tenore e la prova si risolse in un fiasco.

Quella doccia fredda insegnò a Franco che un cantante deve sapersi controllare, avere i nervi saldi, non perdere la testa davanti alle situazioni difficili e l’anno dopo, cocciuto e deciso, Corelli si ripresentò a Spoleto sicuro di vincere. Ebbe ragione e da quel momento prese il via la sua attività di cantante.

Da Ancona Franco Corelli si stabilì a Roma e studiò indefessamente per debuttare nell’Aida. Invece i suoi insegnanti si accorsero che tale opera non era la più adatta al suo genere e gli fecero studiare la Carmen. La parte del bel « Don José » fu la fortuna di Corelli e a questo personaggio legato al suo debutto di Spoleto il cantante è particolarmente affezionato.

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Nel 1953 [52] il Teatro dell’Opera di Roma vide il giovane tenore nelle vesti di Romeo in Giulietta e Romeo; il bel ragazzo di Ancona piombò poi fulmineamente alla Scala, meta ultima degli « arrivati » e si trovò quasi senza avvedersene al fianco della « primadonna » del secolo, Maria Meneghini Callas, nella parte di Licinio nella Vestale. Da allora, carriera lampo, tappe bruciate sempre più in fretta, offerte di contratti da parte di impresari stranieri, interpretazioni alla televisione. La fama di Corelli si estese dovunque e quel potente mezzo di diffusione che è la televisione portò la sua gradevole immagine a milioni di persone, scatenando un vero « tifo », è inutile dirlo, tra il pubblico femminile. Non sempre, anzi, piuttosto raramente, i cantanti uniscono alle doti canore quelle estetiche, ma questo non è il caso di Franco Corelli; non gli manca proprio nulla, tranne l’assalto alle opere più impegnative che ancora non ha affrontato. Non dubita che riuscirà a cantare l’Otello e pensa, per consolarsi, che anche il grande Mario Del Monaco tenne questa difficilissima opera tra le ultime del suo repertorio. Corelli intanto non cessa di studiare e non vuole più che si dica che egli è il « terzo uomo della lirica italiana » dopo Del Monaco e Di Stefano; vuole essere se stesso, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, le sue speranze e le sue certezze, i suoi « hobby » e la sua buona volontà. Ne ha tanta Corelli di buona volontà che niente lo spaventa, nemmeno la probabilità di fare un film accanto a Marilyn Monroe, come dovrebbe avvenire secondo il contratto firmato con la Metro per la durata di sette anni. La prossima estate il tenore dagli occhi malinconici interpreterà un cinemascope molto impegnativo nel quale dovrà non solo cantare ma saper recitare. [Non ne è venuto fuori niente.]

In questa stagione lirica Corelli ha cantato a Roma e a Milano, ha faticato molto e nei rari momenti di libertà ha risposto alle sempre più numerose lettere delle ammiratrici e composto qualche canzone. Confessa infatti di amare la musica leggera e non si vergogna di dire che gli piace Domenico Modugno, anche se qualche severo critico può considerare questa mescolanza tra il bel canto e la musica leggera una specie di sacrilegio.

Corelli non ha mai dimenticato la promessa fatta ai suoi familiari di ricostruire la casa natale distrutta dalle bombe. La promessa è stata mantenuta e dallo scorso dicembre è sorta ad Ancona, a pochi metri dal mare, una nuova casa grande e bella costruita con i guadagni del cantante. Purtroppo la mamma di Franco non c’è più; se n’é andata nove anni fa quando il suo bel figliolo era agli inizi della sua nuova carriera. Il suo ricordo è sempre fisso nella mente di Corelli che non ha ancora cessato di portare il lutto; nel parlare di sé il tenore ha dichiarato che cesserà di portarlo il giorno in cui potrà cantare una Messa per la mamma nell’anniversario della sua scomparsa. Questa devozione filiale è commovente e Franco Corelli è convinto che il suo successo, le sue ore di gloria siano protette da quell’angelo di donna che gli ha dato la vita.

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